Sabato 17 Marzo 2018 - 11:30

Dai cani da slitta all'arte fino alla gastronomia: viaggio alla scoperta della Sila

Distese innevate, piatti della tradizione e sleddog: una vacanza nella parte più arcaica e profonda della Calabria

La Sila sta vivendo una nuova stagione con la riapertura, dopo diversi anni, degli impianti di risalita di Lorica, avvenuta domenica sotto lo slogan "Lorica riparte". Per il rilancio del complesso sciistico sono arrivati in Sila sciatori, turisti, rappresentanti delle istituzioni e la campionessa Daniela Ceccarelli. "Qui ci sono potenzialità enormi – ha detto il presidente della Regione, Mario Oliverio - c'è una straordinaria e meravigliosa bellezza naturalistica che non è ripetibile in nessun’altra montagna d'Europa, perché siamo proiettati sul Mediterraneo. Lorica, è uno dei punti di forza di un progetto del turismo montano calabrese che noi stiamo puntando a rilanciare".

Candidata dal Consiglio direttivo della Commissione Nazionale per l’Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco per il 2019, la Sila è in pieno fermento. Oltre 73 mila ettari distesi su tre province: Cosenza, Catanzaro e Crotone. Addentriamoci con la motoslitta tra le silenziose distese innevate, alla ricerca del respiro della natura, del silenzio, e del contatto con la parte più arcaica e profonda della Calabria. Un modo di viaggiare slow, molto apprezzato dai turisti che arrivano qui, alla scoperta di una Sila in fermento, terra selvaggia di pastori e viaggiatori.

Dopo una mattinata nella neve, potete dedicarvi alla scoperta della gastronomia silana: dal tipico caciocavallo alla piastra alla trota della Sila, dalle patate ‘mbacchiuse ai funghi, un caleidoscopio di gusti raccontano la storia di una terra bellissima ma ancora poco vissuta turisticamente. Uno dei locali più panoramici a Lorica è il "Brillo Parlante" con le sue vetrate vista lago. Dopo pranzo potete visitare una delle aziende agricole del territorio per un gelato in alta quota. Ancora fuori dal circuito della grande distribuzione ma ottimi sono, nei pressi del Lago Cecita, gli yogurt dell'azienda agricola Terre d'Altopiano realizzati con prodotti genuini propri, tutto a km zero. Per trascorrere una magica nottata cullati dal silenzio dei maestosi pini, potete scegliere una calda baita in legno, immersa tra i boschi silani. Se amate la bici, potete andare nella "Casa della montagna", un bed and bike aperto da poco da due ragazzi che hanno deciso di scommettere il proprio futuro sul rilancio della Sila.

Il secondo giorno potete spostarvi a Carlomagno passando per il suggestivo villaggio montano di Silvana Mansio, dove fu girato il film "Il lupo della Sila" interpretato nel 1949 da Amedeo Nazzari e Silvana Mangano. Il villaggio è sorto nella metà degli anni ’30 per volere di Alessandro Vanotti, un imprenditore di Varese arrivato in Calabria nel 1932, per costruire alcuni tratti della ferrovia calabro-lucana. Si innamorò della Sila al punto tale da decidere di non tornare più al nord per creare un villaggio proprio nel luogo usato in epoca romana come stazione di sosta. Si trova infatti lungo l'antica strada che univa il Golfo di Sibari sullo Ionio al Golfo di Sant’Eufemia sul mar Tirreno: un percorso che, tagliando le montagne della Sila, permetteva agli eserciti di spostarsi con rapidità da una costa all'altra.

Una volta arrivati a Carlomagno troverete il Centro di fondo, avvolto in un panorama mozzafiato, che accoglie i cani da slitta: la Sila è riconosciuta come il punto più esteso e più a sud del nostro continente in cui praticare lo sleddog. È infatti arrivato quest’anno alla sua decima edizione 'Dogs on the Snow', appuntamento per la conclusione della stagione invernale su un magnifico altopiano ancora innevato. Nel pomeriggio potete andare alla scoperta del vigneto più alto d’Europa: un esperimento di Emanuele De Simone, giovane ingegnere calabrese, a 1300 metri ìn località Cava di Melis, frazione di Longobucco. Si tratta di un vigneto sperimentale impiantato nel 2008 e circondato dalla meravigliosa foresta di Pini Larici, con vista sul lago Cecita. Singolare anche la nascita dell’idea: la famiglia De Simone comprò il terreno dove far sorgere il vigneto perché innamorata dell'albero che lo domina: uno dei pochi sopravvissuti alla distruzione seguita alla guerra mondiale quando la Sila diventò pegno di guerra da parte delle forze anglo-americane che la disboscarono quasi completamente. I vitigni, messi a dimora a livello sperimentale, sono d'alta qualità e resistenti al lungo inverno della montagna silana dove le temperature arrivano anche a meno venti gradi: lo specchio della robustezza e della forte tempra, tratto distintivo di ogni Silano. "L'idea - racconta il giovane Emanuele - nacque per soddisfare il mio palato per la irresistibile voglia del mosto cotto e la sfida verso cose che sembrano impossibili". Grande passione, tramandata dal Nonno Domenico, e l'amore innato per la Natura e per la sua Sila hanno portato oggi alla nascita di un’azienda insolita e portatrice d’innovazione.

Per gli amanti dell'arte, vale la pena visitare Il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), inaugurato ad Acri nel giugno del 2006. Undici delle trenta sale ospitano la collezione dell'artista e maestro del vetro Silvio Vigliaturo: 237 lavori donati dall’artista alla città di Acri che raccontano le tappe fondamentali della sua ricerca artistica, dal 1961 al 2004, dagli esordi pittorici sino alla raffinata elaborazione delle scenografiche e variopinte sculture in vetro.

 

Scritto da 
  • Anna Maria De Luca
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