Domenica 09 Settembre 2018 - 21:15

Pd, Martina sferza il governo da Ravenna e avverte i suoi: "Basta litigi"

L'appello del segretario: "Chiedo a tutti il salto di qualità e sono pronto a fare la mia parte. Bisogna lavorare insieme in questa stagione di riscatto"

Maurizio Martina alla Festa dell'Unità a Ravenna

Compleanno speciale per Maurizio Martina. Quarant'anni festeggiati a Ravenna per la chiusura della Festa nazionale de l'Unità. Il segretario del Partito democratico sferza il governo ("A 100 giorni dall'inizio, io penso che possiamo iniziare a dire al Paese: fatti zero, danni tanti"). Ne ha per tutti, da Giuseppe Conte a Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E poi dà una bella scossa al partito. "Non possiamo lamentarci se il dibattito sul Pd inizia e finisce con i nostri litigi. Io non ne posso più dei nostri litigi, dopodiché io difenderò sempre l'idea che tutti in questo partito abbiano cittadinanza e che un grande Partito democratico è plurale per costituzione. Noi - ammonisce Martina - ci dobbiamo rispettare tutti e non prendetemi per un romantico: ci dobbiamo volere bene. I cittadini capiscono: puoi fare tutti i programmi del mondo ma, se notano la distanza, si allontanano. Chiedo a tutti il salto di qualità e sono pronto a fare la mia parte. Bisogna lavorare insieme in questa stagione di riscatto". Parole e musica per l'ex segretario, Matteo Renzi, in contemporanea parla alla Festa de l'Unità di Firenze.

Una serie di attacchi all'esecutivo costellano l'intervento del segretario, che quasi si sgola. Si parte dall'Ilva. "Sono andati in giro, in lungo e in largo, a cercare fantomatiche soluzioni, salvo poi chiudere la partita esattamente nel solco del lavoro che i governi del Pd avevano costruito. Caro Di Maio - urla Martina - se hai una faccia sola, chiedi scusa a Taranto e all'Italia per le bugie che hai raccontato e per le falsità che hai venduto prima della campagna elettorale e anche dopo".
 

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E non solo. Il massimo esponente dem manda delle freccate anche al titolare del Viminale: "Voglio dire da qui chiaro al ministro dell'Interno: uno vale uno davanti alla giustizia, caro Salvini. Non sei al di sopra della legge. Hai giurato sulla Costituzione, devi essere fedele a quella Carta, non puoi insultare un potere dello Stato indipendente. Vai a casa, non serve un ministro dell'Interno che tiene in ostaggio questo Paese. La vergogna delle parole di Salvini va combattuta". E ancora: "Caro Salvini - avverte - ti dico io da qui prima gli italiani: tu c'entri, non eri altrove, eri lì, quelle risorse sono risorse dei cittadini italiani, restituisci quei 49 milioni, non sei al di sopra della legge".

Poi Martina si scaglia contro il presidente del Consiglio: "Al dottor Conte voglio dire che è passato dalla propaganda da avvocato difensore del popolo ad avvocato difensore della Lega. Vuole fare quello di mestiere? Vada a casa. Gli avvocati del popolo poi non si fanno costruire su misura i concorsi per avere le cattedre? È una vergogna. Siamo alla repubblica delle banane se non fosse il nostro Paese".

Il segretario dem cambia registro quando si rivolge al suo popolo, a cui chiede di non avere "la puzza sotto il naso" e di considerare "un fatto politico la percezione della sicurezza". Il tono di voce è sempre alto, comunque. "Penso che da questa Festa abbiamo l'ambizione di lanciare questo messaggio al Paese: questo partito c'è, sa di poter offrire un'alternativa a Lega-M5S", sintetizza. Quello che Martina ha in mente è "un partito popolare, che riparte fianco a fianco con le persone, che non si nasconde le difficoltà". C'è spazio per un invito ai presenti: "Dovete venire tutti il 30 settembre a Roma. Dobbiamo costruire un campo largo dell'alternativa di centrosinistra di fronte a questa destra nazionalista". Il segretario chiude suo discorso sulle note di Springsteen e di 'Born to run'. La scelta potrebbe essere interpretata come un segnale verso il prossimo congresso.

Scritto da 
  • Luca Rossi
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