Giovedì 14 Giugno 2018 - 13:30

Migranti, Papa chiede cambio mentalità: "Sono persone, non numeri"

Per il Pontefice tutti dovremmo abbattere quel "muro di complicità comoda e muta" che ci siamo costruiti intorno

Treno dei Bambini evento in Vaticano con Papa Francesco

Il silenzio vaticano sul caso Aquarius iniziava a diventare assordante. Giovedì Papa Francesco non fa un riferimento esplicito alla vicenda, ma approfitta del colloquio Santa Sede-Messico sulla migrazione internazionale per inviare un messaggio che non lascia dubbi sulla sua posizione: serve un "cambio di mentalità", tutti dovremmo abbattere quel "muro di complicità comoda e muta" che ci siamo costruiti intorno.

Per dare una risposta "concreta e degna" a questa sfida umanitaria, il Papa argentino, figlio di migranti italiani, fa appello a tutta la Comunità internazionale. Deve adoperarsi compatta, osserva, nella gestione del fenomeno migratorio "dal momento che ha una dimensione transnazionale, che supera le possibilità e i mezzi di molti Stati". Una cooperazione importante in tutte le tappe della migrazione, avverte: "dal Paese di origine fino alla destinazione, come pure nel facilitare il ritorno e il transito". In ognuno di questi passaggi, il migrante è "vulnerabile, si sente solo e isolato". 

Qui non sono in gioco solo numeri, ma persone: "con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua, indipendentemente dal loro status migratorio. I loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi", avverte, con un'attenzione speciale ai più indifesi, i bambini, le loro famiglie, le vittime delle reti del traffico di esseri umani e gli sfollati.

Per cambiare mentalità e arrivare a un'accoglienza giusta basta passare dal "considerare l'altro come una minaccia alla nostra comodità allo stimarlo come qualcuno che con la sua esperienza di vita e i suoi valori può apportare molto e contribuire alla ricchezza della nostra società".

Nel merito della vicenda Aquarius entra il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, che fa leva sulla storia italiana: "Ho fiducia che non venga meno quella sensibilità umanitaria che da sempre ha caratterizzato il Paese e che fa parte dell'identità italiana".
E anche lui, che precisa di non intendere commentare le decisioni, data la situazione giuridica complessa, crede sia "importante che ci sia una risposta comune". E d'altra parte, ricorda, questo è il ruolo della Chiesa, non altro: richiamare le coscienze ai "grandi principi di base per affrontare il problema delle migrazioni, l'umanità e la fraternità".

Scritto da 
  • Maria Elena Ribezzo
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