Domenica 19 Novembre 2017 - 18:00

Mdp e Si chiudono al Pd: "Tempo scaduto". Bersani: "Ci vediamo dopo le elezioni"

Nette le parole di Speranza: "Dobbiamo uscire dal teatrino di questi giorni. Renzi è un nome del passato non del futuro"

Assemblea nazionale di Articolo 1 - Mdp

Mdp e Sinistra Italiana chiudono ai tentativi di disgelo del Pd, con Pierluigi Bersani che prova a "lasciare la porta aperta" ma se ne parla dopo le elezioni, anche perché con questa legge elettorale "ci si ritrova comunque in parlamento, non vince nessuno con quella roba lì". Ma i colloqui di Romano Prodi e Piero Fassino non convincono gli ex dem. "Dobbiamo uscire dal teatrino di questi giorni. Renzi è un nome del passato non del futuro", dice netto il coordinatore di Mdp. "Porte chiuse", ribadisce da un altro palco Nicola Fratoianni. Alla fine della mattinata, l'assemblea nazionale di Articolo 1 - Mdp approva all'unanimità la relazione di Roberto Speranza, in cui si proponeva di continuare sul percorso - la cui conclusione è prevista il 3 dicembre - verso una lista unitaria con Sinistra italiana e Possibile. E a Pisapia che chiede di ripensarci risponde Roberto Speranza: "Noi siamo sempre dalla stessa parte, più che cambiare idea noi non vorrei che sia Pisapia ad aver cambiato idea, spero proprio di no".

"Siamo persone cortesi e se ci chiedono un incontro, noi quell'incontro lo concediamo. Ma lo diciamo a Fassino e Prodi: il tempo è scaduto perché non ci sono ragioni politiche e culturali. Noi - ha aggiunto - lavoriamo ad una prospettiva incompatibile con questo Pd". Prospettiva che prende la forma di una lista unica, "alternativa ai poli esistenti", dice il leader Si, "ma una lista non basta", incalza quasi in contemporanea Speranza, "Il nostro orizzonte è la costruzione di un nuovo soggetto politico popolare". "C'è un mondo cattolico che è naturalmente nostro interlocutore", apre il coordinatore Mdp.  Alle elezioni separati, insomma, ma "dopo, siamo pronti a parlare con tutto il centrosinistra e con tutto il Pd, anzi a partire dal Pd. Se ne parlerà con una piattaforma nuova, dipende dai rapporti di forza naturalmente, noi con la destra non ci andiamo", risponde Bersani ai microfoni di Nemo.

Ex dem e Si insistono sulle differenze con il Pd, a partire dal nodo del lavoro e dell'articolo 18. "Non basta essere uniti, bisogna cambiare davvero", dice Speranza, " per esempio cancellare il grosso del jobs act, abbiamo delle proposte in parlamento". L'unità senza cambiamento, incalza, significa "che state cercando non un'alleanza, ma solo liste civetta". Per Bersani i pontieri del Pd "sottovalutano alcune situazioni un pezzo del popolo se ne è andato per rimetterlo in moto non basta portare l'acqua al solito mulino".  Gli risponde Fassino: "Sono ben consapevole delle difficoltà della sinistra e delle ragioni per cui una parte del nostro popolo si è allontanato - dice l'ex sindaco torinese - Ma so anche che dalla nostra gente sale una forte domanda di unità". E parla di un centrosinistra "aperto, largo e inclusivo" che metta l centro lavoro, protezione sociale, diritti, salute, temi che "abbiamo messo al centro del confronto positivo avviato con Giuliano Pisapia, Emma Bonino e gli altri rappresentanti delle forze politiche di centrosinistra" e su cui "da Bersani e da Mdp può venire un contributo concreto su cui mi auguro possa svilupparsi al più presto un confronto vero e rigoroso a cui sono del tutto disponibile".

Dal Pd replica Andrea Orlando, che ospite di Maria Latella a Skytg24 si rivolge a Fratoianni: "Tra Prodi che sta in campo per costruire una coalizione e lui che col cronometro in mano dice quando scade il tempo" dicendosi convinto che il prof sia "la persona giusta per sbloccare situazione". "Io preferisco - risponde a stretto giro il leader di Si  - non ad Orlando ma alle sue politiche e ai decreti che ha firmato con Minniti, un'altra idea di umanità, un'altra idea di come si combatte la povertà e non i poveri. Ed è anche per questo, ad esempio, che non mi alleo con il ministro Orlando". Eppure è l'ex sfidante di Renzi a mettere in dubbio la leadership del segretario: "Renzi premier? Con questa legge elettorale ormai non c'è un automatismo", avverte spiegando che la coalizione di centrosinistra deve essere costruita sulla base del programma. Sul candidato premier, ci saranno modi e tempi per discutere".

Scritto da 
  • Antonella Scutiero
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