Martedì 19 Dicembre 2017 - 15:30

Editoria, la crisi continua, ma il calo dei ricavi rallenta

I dati del Focus "Focus 2012-2017" di R&S Mediobanca. Scendono gli occupati (-3.422) e le copie cartacee. La pubblicità digitale finisce quasi tutta ai grandi player di internet

La sala Albertini all'interno della sede del Corriere della Sera

I ricavi aggregati dei nove principali gruppi editoriali italiani continuano a diminuire, attestandosi nel 2016 a 3,7 miliardi di euro, in flessione del 25,7% sul 2012. È quanto emerge dal 'Focus sull'editoria 2012-2017' di R&S Mediobanca. Tuttavia il confronto 2016-2015 indica un rallentamento della flessione del giro d'affari. La 'top 3' per fatturato nel 2016 è composta da Mondadori (1,26 miliardi), Rcs MediaGroup (968 milioni) e L'Espresso (586 milioni). Diminuisce anche l'occupazione e prosegue il calo delle copie cartacee vendute. Anche se i segnali, nell'ultima parte del quadriennio considerato

I conti -  I maggiori Gruppi editoriali italiani hanno cumulato nel periodo 2012-16 perdite nette per €2mld; solo Cairo Editore e L'Espresso hanno sempre chiuso in utile. Anche la redditività industriale è stata negativa nel quinquennio, pur con una forte dispersione fra i singoli gruppi: la classifica per ebit margin 2016 vede al primo posto Cairo Editore (14,3%), al secondo Mondadori (5,2%) e al terzo L'Espresso (4,7%); in coda Il Sole 24 Ore (-15,4%) e Class Editori (-21,8%). Nel 2016 la struttura finanziaria resta mediamente solida, ma molto eterogenea, con i mezzi propri che rappresentano in media 1,4 volte i debiti finanziari. mentre i più fragili sono Il Sole 24 Ore e Rcs MediaGroup. Sul fronte investimenti si registra un forte ridimensionamento: gli 24 miliardi di euro del 2016 segnano un calo del 69% sul 2012.

Escludendo l'Italia, i gruppi editoriali europei con il maggior fatturato per il 2016 sono il tedesco Axel Springer (3,29 miliardi) che edita i quotidiani Bild e Die Welt, e due società del mercato UK: l'Associated Newspapers Ltd. (759 milioni) a cui fa capo il Daily Mail e il News Group Newspapers Ltd. (521 milioni) che edita il The Sun. Come vanno i big player dei principali Paesi europei? Il confronto tra Italia, Francia, Germania e UK vede il Belpaese e la Francia capofila per contrazione del giro d'affari nel 2016-15, con Germania e UK che segnano invece un leggero aumento, e fanalino di coda per quanto riguarda la solidità finanziaria; Italia ultima per tasso di investimento nel 2016. La migliore redditività industriale è registrata dalla Germania con un ebit margin del 7,4% nel 2016, mentre Italia (-1,3%) e Francia (-3%) sono in negativo. Nel periodo 2015-16 sono scesi mediamente dell'1,8% i ricavi delle società editoriali europee prese in esame a cui fanno capo i quotidiani d'informazione, mentre sono in controtendenza i ricavi delle società che editano testate economiche (+2,7% medio).

Occupazione in calo - Si riduce l'occupazione nei nove principali gruppi editoriali italiani. Il Focus precisa che le 3.422 unità perse nel periodo 2012-16 portano la forza lavoro del comparto a 13.038 dipendenti nel 2016 (-20,8% sul 2012). Nel corso del quinquennio, solo Cairo Editore ha aumentato gli organici (+6,4%).

Il calo delle copie - Nel 2016 in Italia la diffusione cartacea complessiva è diminuita di circa 300mila unità, passando da 2,9 a 2,6 milioni di copie medie al giorno (-33,3% rispetto al 2012). In Europa le cose non vanno molto meglio: la diffusione cartacea registra un -20,5% sullo stesso periodo. A livello globale il calo risulta invece più contenuto in Nord America (11,6%) e in America Latina (-12,1%), mentre l'Oceania è il continente che registra la diminuzione maggiore (-30,7%). In Asia invece la diffusione aumenta, grazie soprattutto all'apporto dell'India, e segna ben +40,1% nel quinquennio in esame. Quest'ultimo dato incide fortemente sulla dinamica diffusionale mondiale, portandola in segno positivo a +21%.

Nel 2016 la diffusione dei quotidiani italiani (2,6 milioni di copie) corrisponde a poco più di quanto fatto registrare dai soli primi due tedeschi (Bild e Frankfurter Allgemeine, la cui diffusione aggregata è di poco inferiore a due milioni e mezzo di copie) e inferiore a quella dei primi due britannici (la somma della diffusione di The Sun e Daily Mail arriva a 3,3 milioni di copie). In questo quadro si inserisce la top 10 dei quotidiani d'informazione più diffusi in Italia nel 2016 per copie medie al giorno (dati Ads): al primo posto il Corriere della Sera (268mila), a cui segue La Repubblica (232mila), La Stampa (161mila), Il Sole 24 Ore (131mila), Il Messaggero (113mila), Avvenire (108mila), QN-Il Resto del Carlino (105mila), QN-La Nazione (80mila), Il Giornale (72mila) e Il Gazzettino (56mila). Capitolo a parte è quello relativo ai prezzi: i quotidiani europei sono mediamente più cari di quelli italiani: ad esempio la singola copia del francese Le Monde costa €2,40, quella del tedesco Handelsblatt 2,80. Bild, The Sun e Daily Mail costano meno della metà degli altri quotidiani di informazione, ma hanno una diffusione di circa cinque volte superiore.

Nel mondo - Nel 2016 il giro d'affari mondiale dell'industria dell'informazione si è attestato a 153 miliardi di dollari, in calo dell'8,4% sul 2012. La ricerca, da poco pubblicata, mostra che la riduzione riguarda esclusivamente i ricavi da pubblicità cartacea (-26,9% nel 2012-16), mentre sono aumentati quelli da diffusione cartacea (+3,4%), da diffusione digitale (un notevole +254,4%) e da pubblicità digitale (+32%)."Nel mondo dell'editoria mondiale - riporta la ricerca dell'Ufficio Studi Mediobanca - sta cambiando il modello di business, che sta progressivamente passando da un paradigma centrato sulla pubblicità a uno focalizzato sulla vendita".

Web adv - La pubblicità digitale garantisce all'industria dell'editoria margini di guadagno esigui: su ogni euro speso in pubblicità digitale, ben 61 centesimi vanno alle cosiddette "advertising tech companies", soprattutto alle BigWeb companies: Google, con 75 miliardi di dollari nel 2016, si accaparra la maggiore quota di ricavi da pubblicità digitale (principalmente attraverso Google Search e YouTube), seguita da Facebook, con 26 miliardi; al terzo e quarto posto le cinesi Baidu (9 miliardi di dollari) e Tencent (4 miliardi $).Lo rileva lo studio pubblicato da R&S Mediobanca e condotto attraverso i conti dei principali gruppi editoriali mondiali (presenti nello studio anche i primi 9 editori italiani) nel periodo 2012-2016.La ricerca, da poco pubblicata, mostra che comunque, nonostante la crescita del digitale, nel 2016 il 91,6% del giro d'affari mondiale proviene ancora dalla carta stampata, segno di come a livello globale la gran parte degli investimenti pubblicitari e delle vendite si concentri ancora sui canali tradizionali.

 

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