Lunedì 27 Agosto 2018 - 18:45

Gli editori contro i colossi di internet per riforma copyright

Secondo la proposta di riforma, Google, Fb e gli altri dovrebbero condividere le loro entrate commerciali con chi effettivamente produce le notizie e le fotografie

CHINA-TECHNOLOGY

Il 12 settembre a Strasburgo il Parlamento Europeo è chiamato a votare su una proposta di direttiva per riformare le regole del copyright e in particolare il diritto d'autore in rete. Gli editori europei, di cui L'Agence France Presse si è fatta capofila, hanno presentato un progetto di legge per tentare di correggere l'attuale situazione che permette ai giganti di internet come Facebook, Google, Amazon e Apple di "saccheggiare" le pagine web dei media indipendenti per poi rilanciare liberamente sui propri siti notizie e contenuti. Una pratica costante, che genera importanti entrate pubblicitarie a favore dei colossi della Silicon Valley ma rischia di mettere in serie difficoltà agenzie e testate on line.

Per questo gli editori europei si sono schierati a favore della riforma (che ha raccolto adesioni anche del mondo del cinema, della musica e più in generale dei creatori di contenuti di tutto il mondo). Fortissima, invece, l'opposizione sia da parte dei giganti del web che degli attivisti delle libertà su internet. A luglio il Parlamento europeo si è spaccato in due al momento del voto: a favore 278 eurodeputati, mentre i no sono stati 318 e 31 gli astenuti. Tra pochi giorni il testo tornerà ad essere esaminato e votato.

"La riforma è stata ferocamente osteggiata da Facebook e Google, che hanno condotto una campagna mistificatoria - denunciano le agenzie di stampa - dicendo che in caso di approvazione della direttiva si verificherebbe una minaccia all'accesso libero e gratuito a Internet per i cittadini. In effetti, questo non è mai stato messo in discussione".

Quello che la proposta di direttiva vuole cambiare "è in realtà molto semplice", spiegano gli editori. Al momento Google, Amazon, Facebook e Apple utilizzano, senza pagare, grandi quantità di notizie prodotte e fotografie, con costi molto elevati, da editori e agenzie di stampa e in questo modo attraggono una quota crescente di risorse pubblicitarie che in precedenza permettevano ai media di vivere. La situazione è tale che Facebook e Google sono diventati un duopolio - denunciano ancora gli editori - : nel 2017 hanno raccolto l'80% della spesa pubblicitaria globale su internet, a esclusione della Cina".

Secondo la proposta di riforma, i giganti di Internet dovrebbero condividere una piccola frazione delle loro entrate commerciali con chi effettivamente produce le notizie e le fotografie. Si tratta insomma di adattare la legislazione sul copyright alla realtà attuale. L'ultima direttiva europea in materia, infatti, risale a un'epoca in cui Google Facebook YouTube e gli smarthpones non erano ancora nati.

Al momento, infatti, gli editori e le agenzie di stampa si trovano in una situazione paradossale. Investono somme ingenti di denaro per produrre notizie e i loro giornalisti arrivano anche a rischiare la vita per pubblicare informazione di qualità, accurata e completa. Nel frattempo, mentre la carta stampata sta attraversando una forte crisi, il giro d'affari su Internet è in costante aumento, ma gli editori non riescoro a trarne profitto. "Le grande piatteforme web strappano gratuitamente i frutti del nostro lavoro - è la denuncai degli editori - privandoci della possibilità di monetizzare i contenuti e di ricavare potenziali entrate pubblicitarie".

Il risultato è l'impoverimento dell'intero settore. In 20 anni, i colossi della Silicon Valley hanno indebolito la forza dei media tradizionali, nonostante gli sforzi di questi ultimi potenziare il loro pubblico digitale. Dal 2000, i ricavi pubblicitari dei media sono crollati in tutta Europa e migliaia di giornalisti sono stati licenziati. Negli ultimi 10 anni negli Stati Uniti, sede dei principali attori di Internet, i media hanno perso oltre la metà dei loro introiti pubblicitari e le redazioni ben il 45% dei loro dipendenti.

"Questa doppia azione dei big di internet, sia sui contenuti che sulle entrate pubblicitarie, costituisce una minaccia sia per i lettorio che per la democrazia - sottolineano ancora gli editori -  Quando le redazioni vengono svuotate i mezzi per finanziare il giornalismo investigativo di qualità sono ridotti".

La proposta di direttiva europea sul diritto d'autore intende correggere questo squilibrio, ed intende a creare le condizioni per un remunerazione equa degli autori.

I giganti di Internet possono compensare i media senza chiedere agli utenti di pagare per l'accesso a Internet? La risposta è chiaramente "sì". Facebook ha registrato un fatturato record di 40 miliardi di dollari nel 2017, e profitti di 16 miliardi di dollari. Google ha realizzato 110 miliardi di vendite nello stesso anno e ha registrato un profitto di 12,7 miliardi.

Chi può dire in queste condizioni che i giganti della rete non siano in grado di premiare equamente chi produce il contenuto che sfruttano? Mentre queste aziende stanno cercando di evitare la tassazione in Europa, è accettabile che non paghino nemmeno i fornitori di contenuti che pagano le tasse e sostengono il costo di produrre le notizie? - si chiedono ancora gli editori indipendenti - I legislatori europei possono accettare che i contenuti dei media nazionali ed europei vengano trafugati dai giganti di internet? Non vedono il rischio che gli unici sopravvissuti nel settore delle notizie dipenderanno sempre più dal sostegno statale, in altre parole dalle tasse che paghiamo tutti?

L'appello ai deputati europei è di tutelare la libertà di stampa e di valori democratici in Europa portando avanti la riforma del copyright.

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