Mercoledì 14 Febbraio 2018 - 14:45

Dj Fabo, Tribunale Milano assolve Cappato e rinvia questione a Corte Costituzionale

Sollevata la costituzionalità sull'articolo 580 del codice penale sull'aiuto e l'istigazione al suicidio

Processo Dj Fabo

Né assoluzione né condanna per Marco Cappato, accusato di avere aiutato Fabiano Antoniani, alias Dj Fabo, a raggiungere la Svizzera per fare ricorso al suicidio assistito. La prima Corte d'Assise di Milano ha scelto la terza strada e ha sospeso il processo, sollevando davanti alla Consulta la legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, che disciplina il reato di aiuto e istigazione al suicidio e prevede una pena tra i 6 e i 12 anni di carcere.

I pm Tiziana Siciliano a Sara Arduini avevano chiesto l'assoluzione per l'esponente radicale, e in subordine proprio l'eccezione di legittimità costituzionale. La storia di Dj Fabo, morto il 27 febbraio di un anno fa nella clinica Dignitas, vicino a Zurigo, ha fatto riflettere e ha commosso l'Italia. "Era uno spirito libero, era vita all'ennesima potenza", ha raccontato in aula la sua fidanzata, Valeria Imbrogno. Un incidente stradale, però, lo aveva bloccato: lo aveva reso cieco e tetraplegico. Viveva completamente al buio, martoriato da spasmi e dolori continui. Respirare, mangiare e perfino parlare per lui era diventata una tortura. Lo aveva raccontato in un'intervista a 'Le Iene', che è stata mostrata in aula nella versione integrale. In quel video Fabiano diceva chiaramente di voler morire. Quei giorni tutti uguali per lui non erano più vita e aveva deciso, anche imponendo al sua scelta alla madre Carmen Carollo e della compagna, di "tornare a essere libero" e di mettere fine alle sue sofferenze. Una scelta presa in piena coscienza che per i giudici milanesi va rispettata pienamente perché, come hanno rilevato, a ogni all'individuo va "riconosciuta la libertà" di decidere "come e quando morire" in forza di principi costituzionali.

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Cappato, per la Corte presieduta da Ilio Mannucci Pacini, non ha rafforzato il proposito suicidiario di Fabiano, ma la norma che punisce l'aiuto al suicidio, in contrasto con le norme europee e la legge sul testamento biologico, va rivista. "È una vittoria non solo per Fabo, ma per tutti", ha detto la sua fidanzata Valeria, che dopo la lettura dell'ordinanza ha abbracciato Cappato e ha ringraziato tutti quelli che in questi mesi hanno "lavorato duramente" per arrivare a questo risultato. "Aiutare Fabo a morire era un mio dovere, la Corte costituzionale stabilirà se questo era anche un suo diritto oltre che un mio diritto", ha detto l'esponente radicale con la voce incrinata dalla commozione. Anche procuratore aggiunto Siciliano ha parlato di "un'ordinanza straordinaria e di straordinaria completezza, impeccabile che ha fornito fortissimi elementi di valutazione molto importanti".

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Marco Cappato si era autodenunciato ai carabinieri all'indomani della morte di Fabiano, innescando così il meccanismo che lo ha portato davanti ai giudici. A volere il processo era stato il gip Luigi Gargiulo, che aveva respinto la richiesta di archiviazione della Procura e aveva disposto l'imputazione coatta. In aula Cappato è andato per la prima volta l'8 novembre scorso. Il collegio presieduto da Ilio Mannucci Pacini ha sospeso il processo, in attesa della decisione della Consulta. Per i giudici Cappato va assolto dall'accusa di aver rafforzato il proposito di Fabiano di ricorrere alla 'dolce morte', ma non per aver agevolato il 40enne milanese a raggiungere la Svizzera e che il codice penale punisce.

E che, secondo la corte, invece, non dovrebbe punire se chi ha prestato aiuto non ha influito sulla sua libera "determinazione" di chi voleva suicidarsi. A sostegno delle posizioni dei giudici milanesi viene citata tantissima giurisprudenza italiana ed europea, tra cui anche i casi Welby e Englaro. Un capitolo intero dell'ordinanza è dedicato alla nuova legge sul testamento biologico che ha "espressamente riconosciuto" in "caso di malattia" il "diritto a decidere di 'lasciarsi morire'", ma non "il diritto al `suicidio assistito", ma questo "mancato riconoscimento" o "regolamentazione da parte del legislatore" non può "portare a negare la sussistenza della libertà della persona di scegliere quando e come porre termine alla propria esistenza"

Scritto da 
  • Benedetta Della Rovere
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